Promemoria sull'Assemblea di Aprile

Giovanni Berlinguer

 

Nei giorni sabato 29 e domenica 30 marzo, a un anno dalla riunione costitutiva che si svolse al teatro Eliseo, abbiamo convocato l'Assemblea nazionale dell'Associazione politico-culturale Aprile, che si terrà a Roma.
La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti: altissima probabilità della guerra, rischi di disgregazione dell'Europa, precipitare della situazione nella nostra Italia, che arretra rapidamente in ogni campo e che corre il pericolo di un declino difficilmente reversibile. Al tempo stesso si manifesta nel mondo una volontà di pace che attraversa, forse più di quanto sia mai accaduto, tutti i continenti. Ne sono interpreti i popoli, le Chiese (il Papa, la Chiesa anglicana, il Consiglio delle chiese cristiane) uomini di governo di diversa tradizione (Chirac, Prodi, Schroeder, Putin), new global e altre organizzazioni e movimenti. E finalmente anche l'Internazionale socialista, con la risoluzione approvata a Roma, e il Partito del socialismo europeo con l'ordine del giorno votato, insieme a molti altri deputati, al parlamento di Bruxelles.

In Italia la reazione al declino, alle ingiustizie, alle minacce e alle castronerie di Berlusconi è cresciuta, ma non è ancora abbastanza ampia e abbastanza unita da poter frenare leggi orrende o da poter invertire la tendenza. Ciò può avvenire solo se si erode più a fondo il consenso al governo, se si rendono chiare le alternative e se si aprono nuovi campi di iniziativa.

Il fatto più positivo è che nelle ultime settimane le due persistenti e invocanti richieste che sono state rivolte ogni giorno dai cittadini e dalla nostra base alle opposizioni ("Siate uniti! diteci il vostro programma!"), e che sono state sostenute ogni giorno da lotte e movimenti, hanno trovato qualche ascolto e hanno avviato qualche processo innovativo. Il segno più evidente, sul piano politico, è la raggiunta unità dell'Ulivo (che speriamo regga fino in fondo alle prove) sul tema che sovrasta ogni altro: l'opposizione alla guerra. Un altro segno politico, scarsamente valorizzato, è che da qualche mese, senza bisogno di portavoce unici o di disciplina imposta, i parlamentari dell'Ulivo sono stati, alla Camera e al Senato, profondamente uniti tra loro e associati quasi sempre a quelli di Rifondazione comunista (che malgrado questa prassi consolidata continua a diffidare da una collaborazione organica con l'Ulivo).

Quanto ai rapporti interni e all'elaborazione programmatica, prosegue nei Ds la formulazione di un progetto, avviato dalla Commissione presieduta da Bruno Trentin. Si riconosce ormai da tutti (o quasi) i partiti che l'Ulivo deve essere allargato, collegato in maniera appropriata ai movimenti e rappresentato da tutte le forze e personalità che possano esprimere idee aggiornate e coesione al vertice, come hanno sostenuto da tempo Sergio Cofferati e molti altri. Anche nei Ds è stato avviato (finalmente!) da parte della segreteria un processo di consultazione di tutte le aree che costituiscono quell'unità plurale di cui il partito ha bisogno. C'è stato un primo risultato positivo (che ha influito, com'era prevedibile, anche sull'alleanza dell'Ulivo) sul tema della guerra, e l'avvio di un percorso che possa tendere, aggiornando gli orientamenti politici, verso una guida unitaria. Il clima di accuse politiche e di recriminazioni personali, che aveva avuto due picchi nelle riunioni dei Democratici di sinistra del 14 ottobre 2002 e del 9 gennaio 2003, ha lasciato il posto a un confronto più pacato sulle idee e sulle proposte. Auguriamoci vivamente (impegnandoci reciprocamente) che questo clima diventi costume quotidiano; anche se, per dirla in modo scherzoso, io sto sempre col fiato sospeso: troppe volte, nell'ultimo anno, "mi hanno fatto venire il paté d'animo", come disse una volta un ministro Dc dell'istruzione di fronte a una platea di tumultuanti studenti.
Il correntone (accettiamo pure questo lusinghiero accrescitivo!) sul piano interno, e "Aprile" attraverso molteplici iniziative proiettate verso l'esterno e spesso "in rete" con altri soggetti collettivi, hanno contribuito notevolmente a stimolare l'avvio di questo processo che può divenire unitario e innovatore, e che è il frutto di molte e differenti motivazioni. Come pure, disgraziatamente, della protervia arrogante e distruttiva dei nostri avversari: impersonati da Bush e da Berlusconi ma rispondenti a interessi, idee, comportamenti personali e collettivi con i quali dobbiamo misurarci più da vicino.

Ora, però, la fase nuova che può aprirsi e la stessa crescita di "Aprile" impongono esigenze nuove. L'Associazione è nata come una costola della mozione congressuale di Pesaro. Non è (per restare in termini biblici) un peccato originale: molti sono ritornati a impegnarsi e molti mai iscritti hanno aderito anche per la speranza non infondata di influire sui Ds e sulle alleanze. E' tuttavia un limite, per i tanti che non intendono aderire, neppure indirettamente, a un partito. Da ciò la proposta, che viene da molte parti: distinguere sempre più chiaramente la funzione della mozione da quella dell'Associazione.

La mozione ha rappresentato con efficacia una corrente, la quale ha veicolato idee che hanno avuto molti riscontri: nella realtà, più di quanto avessimo temuto e denunciato; nei movimenti, più di quanto avessimo sperato e contribuito a promuovere. Ora deve proseguire il suo lavoro, con impegno unitario verso il rinnovamento del partito e della politica e verso le scadenze che ci attendono: la lotta per la pace e per un'alternativa al governo Berlusconi, le lotte sindacali e sociali e il referendum sull'articolo 18, la preparazione della Conferenza programmatica (Milano, 4-6 aprile), le elezioni amministrative di maggio.

L'Associazione deve marcare sempre più la sua autonomia e la sua presenza nella società almeno in quattro modi, che enuncio schematicamente. Per esclusione, stabilendo con chiarezza ciò di cui non si deve occupare: liste elettorali, candidature, organigrammi interni. Per distinzione o per separazione delle funzioni, tra coloro che rappresentano ai vari livelli la mozione e coloro che si impegnano prevalentemente o esclusivamente in "Aprile", mantenendo i collegamenti in base a un comune progetto. Per inclusione, lavorando perché coloro che non appartengono ai Ds siano sempre più numerosi come iscritti e sempre più coinvolti nella guida di "Aprile" come dirigenti a tutti i livelli, con pienezza di funzioni. Per moltiplicazione dei collegamenti col mondo sindacale, con il Social forum, con tutti i movimenti e le associazioni in modo da agire il più possibile "in rete".
Il progetto è ambizioso perché vorrebbe contribuire, sia pure in minima misura, alla riappropriazione e alla rifondazione della politica e a fronteggiare una crisi della democrazia, che è molto più profonda di quanto appaia in superficie. Il progetto, se posto a confronto con i limiti che ha avuto la nostra azione, li fa risaltare in modo evidente. Fra questi, le molte carenze propositive e operative che vi sono state anche a livello centrale, di cui assuno la mia parte (non secondaria) di responsabilità. Entro breve tempo, un Manifesto sarà reso pubblico per definire gli orientamenti politico-culturali e le regole della partecipazione, che riguardano innanzitutto i Circoli esistenti o istituendi, i gruppi dirigenti provinciali e regionali, le personalità e gli invitati. Buon lavoro, quindi. E arrivederci a presto.