Chi ha paura della sinistra?

(Luisa Calimani)

 

 E’ stata una partita vinta 4 a 0 e a differenza del passato, quando ognuno vantava un pezzo di vittoria,  la distinzione fra vincitori e vinti è stata netta, senza se e senza ma.

-         Massimo Cacciari non sempre le azzecca e questa volta ha confuso il desiderio con la realtà. Il desiderio (non solo suo) è che l’italiano medio, l’italiano elettore, preferisca un candidato moderato ovvero “di centro”, rassicurante, a quello di sinistra che sogna e propone un profondo cambiamento del modello di società e del modello di città. Albertini (proposto da Cacciari) e Pisapia rappresentano due tipologie di cui il centro sinistra dispone (Albertini varca a destra anche i confini del centro, ma pare non sia un problema). La considerazione che non solo Cacciari esprime ma che serpeggia insistentemente da tempo nel Pd, che per vincere bisogna rincorrere il centro, si è dimostrata infondata, prima con la straordinaria vittoria di Vendola e oggi con quella di Pisapia

-         Queste elezioni hanno dimostrato che in Italia si vince meglio con candidati che hanno idee forti, precise, potremmo dire radicali, rispetto a quelli che stanno con i poveri, ma anche con i ricchi, con gli imprenditori, ma anche con gli operai, con questi ma anche con quelli, nella speranza di prendere i voti di tutti. Ma in realtà non rassicurano nessuno perché all’ambiguità vengono preferite posizioni nette, scelte di campo, perché questo richiede il bipolarismo che la gente ha apprezzato e condiviso. Certo che può ingolosire stare al centro e aspettare il miglior offerente, come fece il PSI di Craxi per tanti anni, avendo così, come diceva qualcuno, più “posti” che elettori. Ma speriamo che questa stagione sia finita, non tanto perché non siano rispettabili le posizioni politiche che esprime il “centro”, quanto piuttosto perché non lo è la strategia di chi sta in mezzo, equidistante e aspetta di dire agli elettori con chi si schiererà, dopo, e non prima del voto. Ma anche l’elettorato centrista ha dimostrato che, non solo non ama troppo Berlusconi, ma che non teme la sinistra. Berlusconi, con gli sforzi di farne una pericolosa caricatura, ha prodotto piuttosto la caricatura di se stesso. Pare ormai compreso quasi da tutti, che la sinistra italiana dall’epoca dello strappo di Berlinguer di cui ricordiamo la fatidica frase “si è esaurita la spinta propulsiva...”  è una sinistra democratica, responsabile,  presente nella coalizione di centro sinistra che ha vinto persino a Trieste, città di confine con la Iugoslavia di Tito, città che ha coltivato per decenni uno spirito anti comunista e “anti” tutto ciò che poteva anche lontanamente somigliargli.

-         Un grande merito va a Bersani a cui è stato più a cuore il successo elettorale che l’egemonia del PD. Si è dimostrato politicamente laico e intelligente. E’ emersa in lui la parte migliore della tradizione comunista, ha accettato che esistesse quella sinistra che Veltroni voleva cancellare anche dal vocabolario

-         Ha avuto il coraggio, di Berlingueriana memoria, di anteporre gli interessi generali a quelli di partito accettando anche candidati non del PD pur sapendo che gli stessi senza il PD non avrebbero potuto vincere. Lungimirante come pochi politici oggi. Dritto per la sua strada ha saputo rinunciare a esibizioni di forza e con umiltà mettendosi alla pari con gli altri, privo di arroganza, ha saputo tenere insieme la coalizione

-         La fondamentale scelta delle primarie (vere e rispettate), coraggiosamente sostenuta, è stata una carta vincente. Vogliamo ricordare chi diceva che i candidati di sinistra vincono le primarie ma ci fanno perdere le elezioni?

-         I partiti hanno fatto un passo indietro come proponeva molti anni fa D’Alema. Principio poi da tutti, anche da lui stesso, dimenticato. E la gente anche questo ha premiato, oltre alla mancanza di rissosità dentro la coalizione. Non la disdegna fra poli contrapposti, ma non la sopporta giustamente, fra chi deve governare insieme, preludio di cattivi governi e di precoci sfaldamenti, comunque di sicuri immobilismi. Anche questo è in gran parte merito di Bersani e di una maggiore maturità politica di tutti i partiti di centro sinistra, indispensabile premessa per vincere anche i prossimi appuntamenti elettorali.

-         Che siano stati eletti sindaci del PD come Fassino e altri dell’IDV e della sinistra, non è segno di confusione, come qualcuno afferma, bensì di un pluralismo e di una ricchezza di idee e di persone che la coalizione di centro sinistra ha dimostrato di avere.

-         L’italiano è un popolo molto politicizzato, quindi la personalità del candidato ha una grande valore, ma nel voto non prescinde da una visione politica generale perché è consapevole che anche il voto amministrativo avrà un’incidenza sulla scena politica nazionale e non vuol perdere l’occasione per lanciare un segnale.

-         Queste elezioni amministrative sono fatte per dare un governo alle città e alle province, ma nei commenti si è parlato più di questioni  politiche generali che di Città., anche se la campagna elettorale dei candidati ha trattato i temi del territorio.

     Hanno vinto con queste elezioni i messaggi forti a favore della legalità e della questione morale e nel programma di Pisapia le considerazioni sul ruolo della speculazione immobiliare, della rendita, del consumo di suolo, dell’edilizia sociale, del valore dell’ambiente e del paesaggio, che fanno la differenza fra il pensiero di destra e quello di sinistra nel progetto di trasformazione delle città e di un modello alternativo di cui Milano, se verrà realizzato il programma, sarà un “caso”simbolo e una guida per altre città italiane .

   Meno cemento e più progetto, meno affari (più o meno loschi)  e più attenzione per le    periferie e gli spazi pubblici. Sappiamo che a qualcuno non piacerà, ma questo non ci dispiace.