Antonio Draghi

Dopo l’incontro di Roma vorrei intervenire e, fra le tante questioni, soffermarmi brevemente su quattro proposte, di contenuto e di metodo insieme.

1.

Avevo già sollevato a Firenze, un tema che è innanzitutto politico e sociale, ma intorno al quale è opportuno e urgente una messa a fuoco disciplinare a tutto campo, dagli aspetti della pianificazione e dell’urbanistica a quelli dell’architettura e del mercato edilizio.

Di fronte a una crescente domanda di abitazioni per lavoratori del nuovo tipo -immigrati, giovani in formazione ai quali è richiesta flessibilità - e alla domanda già più consolidata di singles, giovani coppie e anziani, il panorama del mercato edilizio italiano è piatto e strutturalmente ostile, basato quasi esclusivamente sulla casa in proprietà e sui mutui ipotecari che alimentano il mercato finanziario, togliendo fra l’altro al lavoratore una delle prime forme di autodifesa e di emancipazione che è la mobilità autogestita.

Un programma politico di sinistra, cioè progressista, deve qualificarsi con una proposta articolata di rilancio del mercato delle abitazioni in affitto, favorendo la individuazione di tipi di insediamento e tipologie di alloggio innovativi, residenze anche provvisorie ma non per questo di emergenza, nuclei residenziali integrati e ben serviti da linee di trasporto urbano e metropolitano. Una sollecitazione ad agire in tal senso si coglie maggiormente in un’area quale è quella fra Padova, Venezia Mestre e Treviso, quella della cosiddetta "città diffusa" - dove si sta purtroppo diffondendo un modello di città indistinta e dunque di non città - ma credo che l’idea di costruire nuovi quartieri solidali, corrisponda alle esigenze di molte altre aree del nostro paese e che su questo obbiettivo la proposta politica, la ricerca progettuale e la sperimentazione concreta debbano e possano intrecciarsi.

2.

Credo di non sbagliarmi ad interpretare il richiamo di Purini alla "bellezza" oltre che come esigenza fondamentale di ogni essere umano anche come sollecitazione a perseguire la qualità in architettura, favorendo anche in Italia i metodi più adatti a conseguirla, dalla riqualificazione delle scuole, ai concorsi di progettazione.

Aggiungo che, di contro alla pessima qualità media, sotto ogni profilo, dell’edilizia in Italia, ma anche di contro ai detrattori del moderno, vanno rivendicati i diritti dell’architettura contemporanea. Se in Italia si rischia il declino industriale, certamente anche le nostre città, gloriose e nobili nella parte antica, a differenza delle città europee di ogni nazione, sono nelle parti moderne povere di qualità urbana, prive di immagine.

 

 

3.

Questione di metodo a)

Anche in virtù di proposte tematiche come quelle accennate ai punti 1 e 2, la Rete deve cercare energie fra gli studenti di architettura, i ricercatori, i giovani architetti.

Non occorre inventare; esistono nelle facoltà e nei settori più giovani delle professioni iniziative interessanti da coinvolgere e dalle quali farsi coinvolgere.

4.

Questione di metodo b)

Sono assolutamente in sintonia con Gianni Fabbri. Occorre vivacità, creatività, entusiasmo; costruire elementi di programma e darsi obbiettivi convincenti, in grado di sconfiggere la grettezza ignobile del modello di città e di società di questa destra italiana, e non limitarsi a testimoniare il mugugno o l’indignazione.

La rete CITTA’ AMICA, fatti i primi passi, deve assolutamente aprirsi, e non rischiare di essere vista come un periodico autoreferenziale forum di architetti e urbanisti di parte.

Dico questo proprio perché sono sicuro che la mia parte, la nostra parte, è questa; e d’altra parte credo, come dice Indovina, che già nel "nostro piccolo" le diversità, le riflessioni individuali sono una ricchezza da non deprimere.

Non ho nulla in contrario alla adesione ad Aprile, ne a preservarla; ma la proiezione programmatica e metodologica della rete deve andare dichiaratamente oltre.

Solo così potrà diventare un luogo di elaborazione disciplinare attivo, utile, autorevole.

I temi della tutela del territorio, della salvaguardia del patrimonio del demanio pubblico, del governo delle città e dei diritti di cittadinanza, li considero certamente fra le priorità e non ne ho parlato solo perché altri vi si sono autorevolmente già soffermati (Gambino, Indovina). Anche in questo caso ritengo che, messe a fuoco l’analisi e la denuncia, si debba passare a costruire proposte.

P.S.

Essendosi riaffacciato fra gli intenti del centro destra l’ipotesi di un condono

edilizio statale o, peggio ancora, regionalizzato, credo che si debba urgentemente rendere pubblica una dichiarazione circostanziata di indignata ostilità a un simile provvedimento.

14 dicembre 2002