RETE CITTA’ AMICA

Roma 2 dicembre 2002

Gianni Fabbri

Appunti sul dibattito e qualche proposta, con riferimento all’intervento svolto in sede di convegno

Partecipando per la prima volta a un incontro di Città Amica mi pare giusto e necessario innanzitutto precisare il senso della mia adesione e le aspettative che vi ripongo. Naturalmente quanto dirò ha come riferimento il Manifesto e cerca di tener conto delle cose che ho sentito oggi, della relazione di Luisa Calimani e degli interventi che mi hanno preceduto.

  1. Mi piacerebbe che riuscissimo – che la Rete riuscisse – a superare la sindrome della sconfitta e il sentimento diffuso del minoritarismo rovesciando i rapporti proporzionali tra: i "NO a (Berlusconi)", l’autoflagellazione per gli errori e le colpe commessi dalla sinistra e dal centrosinistra, le IPOTESI e le PROPOSTE. Mi piacerebbe che fissassimo come obiettivo di una prima fase di vita della Rete quello di un "Nuovo Manifesto" in cui dominasse un’IDEA – PROGRAMMA. Mi piacerebbe dare il mio contributo a un’azione politica impegnandomi "in positivo", su cose da fare, se possibile divertendomi!
  2. Mi pare che in nessun modo vi debba essere identificazione tra Rete e partiti/o: essa sarebbe una dimensione claustrofobia, proprio nel momento in cui vanno piuttosto accentuati gli aspetti – anche dispersivi – del rapporto con interlocutori, personalità, movimenti, ecc.. Tantomeno con una dimensione di "CORRENTE"!

L’orizzonte "ulivista" resta, mi pare, un’opzione strategica indispensabile.

Mi pare anche che sia necessario accentuare gli aspetti di PARZIALITA’, precisare il proprio punto di vista, anzi, il proprio punto di "traguardo" verso il futuro. Questa mi pare una base indispensabile per cominciare ad articolare ipotesi e gruppi di lavoro per TEMI.

In questa chiave e nella limitatezza di questo intervento toccherò solo due punti "di merito".

  1. Credo che non possiamo dimenticarci della grande stagione di trasformazione URBANA e CIVILE che ha contraddistinto gli anni ’90; la straordinariia PASSIONE CIVILE che ha consentito di modificare profondamente il SENSO della vita nelle città governate dai sindaci e dalle amministrazioni "uliviste". Questo non certamente per autoconsolarci con il passato ma per avere ben presente l’esito di quella vicenda e per procedere oltre, anche attraverso un giudizio critico, DA LI verso il futuro. Da una nuova percezione collettiva del bene città, da una riconquistata dimensione D’INSIEME, dal superamento, certo ancora parziale, del rapporto otto-novecentesco tra CENTRO e PERIFERIA.
  2. I risultati di quell’esperienza costituiscono, a me pare, il punto di partenza possibile di una nuova, rinnovata stagione di IDEAZIONE del futuro urbano e civile delle nostre città.

  3. Quali possono essere le LINEE GUIDA di un possibile programma?

Molto è stato detto, anche in questa sede. Voglio aggiungere una riflessione che sarà necessario riprendere, approfondire, sviluppare; su cui mi piacerebbe vi fosse un confronto nella Rete.

Il nuovo ruolo CENTRALE E STRATEGICO della cultura e delle sue strutture nel futuro urbano. Queste strutture - pubbliche e private, di consumo e di produzione, di formazione e di ricerca , ecc. - a me pare si vanno configurando come NUOVI MOTORI dello sviluppo urbano e della vita civile. In esse e con esse si realizza concretamente, nel quotidiano, il cortocircuito tra UNIVERSALISMO E SPECIFICITA’, tra identità storico-culturale e globalità dei processi, tra patrimonio storico artistico ereditato e nuove architetture… I modi e i caratteri della PROMOZIONE e del GOVERNO di queste strutture, costituiscono, a me pare, uno dei nuclei strategici per un futuro programma politico. In esse e con esse è possibile ridefinire il SENSO (Veltroni) del vivere una città. Per esempio sul versante multietnico…

Ad esse va rapportato il problema dell’articolazione urbana, quello decisivo dell’accessibilità e del sistema infrastrutturale, fino al rapporto che esse devono/possono avere con la dimensione ambientale e degli spazi verdi,,,

Questo, credo, è anche il terreno di lotta politica per vecchi e nuovi DIRITTI.