La città un campo politico privilegiato

Francesco Indovina

1. Il nome "Città amica" non è stato da tutti accettato in modo pacifico, tuttavia mi sento di difenderlo per la sua natura programmatica.

Nessuno di noi pensa che la città sia generalmente amica, per qualcuno è molto poco amichevole, ma nello stesso tempo l'ideologia urbana, cioè una forma della mistificazione della realtà, tenta di convincerci che la città sia di tutti, che essa rappresenta il luogo dell'eguaglianza, tutti "cittadini", un'occasione di relazione e di promozione, ecc. Per anni molti di noi hanno fatto opera di demistificazione, mostrando la realtà urbana nella sua contraddizione, nel suo degrado, nella sua discriminazione, nella sua polarizzazione, ecc., tuttavia questo non basta, bisogna attuare un'operazione più rischiosa ma politicamente significativa, assumere i contenuti dell'ideologia urbana come obiettivo.

Questa operazione non presuppone che si possa giungere ad una città amica per tutti, una società che non è amica a tutti non può generare una città amica per tutti, ma può, da una parte, generare consapevolezza sui vincoli e ostacoli che esistono ad una realizzazione positiva degli obiettivi e dall'altra riattivare quel riformismo urbano che ha caratterizzato l'urbanistica e la pianificazione italiana e che si è molto offuscato.

Credo che non si possa non convenire con Franco Purini circa la necessità di porre attenzione alla "bellezza", cioè all'estetica della città; tuttavia, l'affermazione non sembri scioccamente polemica, un tratto della bellezza della città è la sua equità. Intendo dire che un progetto di "città bella" non può non contenere un progetto di "città giusta". A illustrazione di questo concetto, che avrebbe bisogno di molto più tempo di quanto ragionevolmente ne posso utilizzare, vorrei riferire, senza ulteriori spiegazioni, alcune formulazioni da me usate in diverse sedi: città come risarcimento sociale; città come strumento di mitigazione delle differenze sociali; città che tende a realizzare i diritti di cittadinanza.

2. Il contesto nel quale si colloca la realizzazione di questa Rete mi pare particolarmente felice; esso costituisce per la Rete un'opportunità e contemporaneamente offre, come dire, un campo di operatività. Due sono le connotazione di tale contesto che vorrei mettere in luce:

- da una parte il degradarsi della gestione urbana e territoriale portata avanti da questo governo: tra "non governo", "cattivo governo", e crisi ambientale non c'è che da scegliere. Provvedimenti legislativi dissennati, annunzi e ritiri di provvedimenti di condono, soluzioni miracolistiche proposte dal Presidente del consiglio d'accordo con i suoi architetti, per risolvere i disastri dei terremoti, ecc., tutto all'insegna dell'improvvisazione e soprattutto tutto a svantaggio delle popolazioni ma a favore degli "amici". In più, ma è materia giudiziaria, il non mai chiarito rapporto tra forze politiche della maggioranza e la criminalità organizzata aventi un punto di collegamento nel settore del territorio e delle opere pubbliche.

Questo non vuole dire che non esistono alcuni casi esemplari di governo del territorio, o che nel degrado complessivo ci sembrano esemplari, gestiti da qualche comune o regione, che si muovono tuttavia, in maniera isolata, in un contesto assolutamente negativo;

- dall'altra parte vale la pena di prendere nota che lo schieramento di centro sinistra, nelle sue varie articolazioni, e in diverse sedi è al lavoro per elaborare linee programmatiche, programmi veri e propri, ecc. Di questo non si può che essere favorevolmente impressionati a due condizioni: che tali linee programmatiche o programmi prevedano, per così dire, un capitolo sul "governo della città e del territorio", un capitolo importante sia dal punto di vista sostantivo che, anche, per le implicazioni politiche che il tema contiene, di cui farò accenno a conclusione di questo intervento; dall'altra parte il programma deve contenere certo tante cose che l'opposizione ritiene importanti fare per il bene del paese, ma anche qualche elemento di fascinazione, una immagine che mobiliti anche la fantasia, che costituisca fattore di creatività.

3. È in atto un processo di sfascio del paese dal punto di vista istituzionale. Federalismo prima e Devolution ora, sono gli eventi, che dal nostro punto di vista, ci interessano di più. Personalmente non sono contrario a devolvere alcune funzioni a livello decentrato (quali, come e dove, è questione di discussione), senza, tuttavia, creare nuove centralità di potere. Il problema, tuttavia, non può essere visto in astratto, ma va strettamente coniugato con la realtà del paese e con gli "umori" che questo paese esprime. Non devo spendere nessuna parola per dire che la caratterizzazione fondamentale del nostro paese e la sua assoluta non omogeneità dal punto di vista dello sviluppo, delle attrezzature e delle risorse. Conseguentemente, anche in questo caso non vanno spese molte parole, il processo di devoluzione non può non essere accompagnato da garanzie perequative (oggi si chiamano "solidarietà") tra le diverse zone. Dove nasce la preoccupazione (uso un eufemismo)? Nasce dal fatto che gli umori che questa maggioranza esprime e che il paese, fino a verifica contraria, ha fatto propri, e che, bisogna pur dirlo, hanno infettato anche parti della maggioranza (particolarmente collocati), sono: individualisti, egoistici e liberisti (senza bisogno di "iper"), che possono essere tradotti in modo semplificato nel "ciascuno per sé e dio per tutti".

Questo significa, in sostanza, che l'affermata necessità di una "solidarietà" tra le diverse parti del paese viene di fatto vanificato appunto dal prevalere di interessi locali egoistici, o che tale "solidarietà" viene vissuta come una ingiustificata limitazione delle opportunità delle zone più ricche del paese. Inoltre si ha un offuscamento, prevalendo il concetto di "solidarietà" su quello del "diritto", dei diritti di cittadinanza (diritto alla saluta, istruzione, sicurezza, pensione, cultura, città, ecc.) fino, se diamo tempo a questa maggioranza, alla loro completa cancellazione.

Non è consolante constatare che vincoli macroeconomici, andamenti negativi della congiuntura, terremoti, eruzioni, smottamenti, piogge, ecc., non permettono alla maggioranza di realizzare compiutamente i loro obiettivi (dobbiamo sempre affidarci alle disgrazie?).

È proprio in ordine a questa questione che appare fondamentale affrontare il problema del governo della città e del territorio, si tratta di un terreno, tornerò più avanti su questo, che può contribuire a modificare proprio gli umori dei membri della società, sempre che esso assuma valenza politica e non solo tecnica.

4. Anche se in modo tangenziale vorrei richiamare l'attenzione su una questione che invece è nodale per il governo della città e del territorio.

Alimentato anche dal centro sinistra è sempre più diventata consapevolezza generale che si "pagano" (chi le paga) troppe tasse. Prescindendo dai problemi di equità, prescindendo dai problemi di evasione ed elusione, mi sembra una proposizione sostanzialmente errata; troppe o poche tasse vanno commisurate a parametri che ne permettano una valutazione, ma questo non si fa.

Prevedendo di abbassare le aliquote massime appare chiaro chi ci guadagni, sostanzialmente, da questa ipotesi di ridisegno delle aliquote delle imposte sul reddito. Bisogna, tuttavia, prendere atto che oggi il nostro sistema fiscale è più articolato e che ad una riduzione della fiscalità nazionale non necessariamente corrispondono minori tasse da pagare da parte dei cittadini per effetto delle aliquote locali. Ma c'è qualcosa di più.

Forse nessuno di noi ci ha fatto caso ma l'affermarsi dell'ideologia della solidarietà ha generato una tassazione volontaria e aggiuntiva dei cittadini che non è escluso che per i cittadini più sensibili, più coscienti, più solidali e con più alto senso civico ammonti a diverse centinaia di Euro all'anno. Bisogna acquistare le arance per aiutare la ricerca sul cancro, le stelle di natale per la ricerca sulla sclerosi a placche, il panettone per la distrofia muscolare, una pianta per . Poi ci sono le maratone televisive, da azienda ad azienda, da programma a programma da un giorno ad un altro per: i terremotati, ancora la ricerca sul cancro, ecc. poi c'è la solidarietà personale (detta in modo tradizionale, l'elemosina): per l'immigrato dell'est inginocchiato, con le braccia protese, il bicchiere in mano per raccogliere l'obolo e il cartello a terra che comunica fame ed il numero di figli; per la vecchietta intirizzita seduta sui gradini; per il disturbato psichico abbandonato a se stesso, ecc.

Non vorrei essere frainteso, non irrido alla solidarietà individuale, ma ritengo che molte di queste funzioni costituiscono l'esercizio di diritti di cittadinanza (alla ricerca; all'assistenza; ecc.) ai quali devono corrispondere impegni specifici della collettività nel suo insieme e non possono essere "scaricati" su una parte soltanto della stessa, quella più sensibile che non è necessariamente la più ricca.

In sostanza, questo è il punto, l'aumentata complessità della società e, per quello che qui interessa, il governo della città e del territorio, se deve rispondere a criteri di efficienza e di efficacia, richiedono sempre maggiori risorse. Da questo punto di vista, il problema non è la riduzione delle imposte, ma, e non sembri paradossale, un loro incremento sulla base di principi di progressività; quello che si impone, tuttavia, è un nuovo patto fiscale fondato sulla trasparenza, su meccanismi partecipati di allocazione delle risorse, sulla responsabilità.

5. Per concludere vorrei chiarire in che senso, più volte, ho sostenuto che affrontare il tema del governo della città e del territorio possa costituire un contributo alla modifica dell'umore della società.

Non devo spendere molte parole, in questo contesto, per riconoscere nella città una costruzione sociale e per individuare nella dimensione collettiva la stessa natura della città. Giusto o sbagliato che sia, posso pensare che la soluzione dei miei problemi economici possa essere trovata nel massimo di affermazione individuale, ma per garantire la pulizia della scale del mio condominio devo trovare l'accordo con gli altri; ancora sebbene dotato di macchina mi appare utile l'esistenza di un servizio di trasporto collettivo che potrà essere usato dai figli per andare a scuola o in palestra e ancora di strade dove poter transitare con la mia auto; ancorché dotato di una buona disponibilità di mezzi economici mi pare indispensabile che siano disponibili nella città dei parchi dove i miei piccoli bambini possono andare a giocare o dei servizi ospedalieri dove rivolgermi per emergenze; ecc.

In sostanza la città se esplosa nella sua funzionalità rende evidente che l'individualità (non già l'individualismo) non solo convive con un'organizzazione collettiva, ma da questa ottiene mezzi e strumenti per la sua piena affermazione. È proprio nella città e nel territorio, quale espressione tra le più rilevanti della nostra vita quotidiana, che si può riuscire a fare emergere come siano proprie le reti collettive quelle che forniscono le condizione perché la nostra vita quotidiana possa realizzarsi. Reti collettive in parte costituite in virtù di nostre "azioni dirette" (l'accordo per la pulizia delle scale del condominio), in parte autonome rispetto alla nostra diretta attivazione perché delegate ad organi di governo (quanti hanno avuto a che fare con la gestioni di condomini possono apprezzare la funzione di quelle attivate per delega). Se non è miracoloso che aprendo un rubinetto venga fuori dell'acqua, perché dietro questa azione semplice ci sono aziende, reti, gestioni, comprensive di canoni e tariffe, allo stesso modo non è miracoloso che esistano campi gioghi, palestre pubbliche, scuole, ospedali, polizia, musei, perché dietro ci sono decisioni, risorse destinate, progetti.

In sostanza occuparsi del governo della città e del territorio significa affrontare i temi dei diritti di cittadinanza (tra i quali anche il diritto alla città), ed è questa la strada per rendere consapevoli in senso operativo, non in astratto, come la vita della città è possibile a partire da valenze collettive delegate, e per questa strada tentare di modificare l'umore della maggioranza di questo paese. Delegate, per altro non significa prive di controllo, né può significare solo un controllo ex-post, attraverso la riconferma o meno di una data maggioranza, ma può significare un controllo continuo sugli esiti, la definizione di "domande" specifiche, ecc. tenuto conto che nella nostra organizzazione sociale è il conflitto sociale la forma più limpida di partecipazione.

6. A conclusione vorrei, se mi è permesso, avanzare una raccomandazione: non preoccupiamoci se non abbiamo un linguaggio comune, se su alcuni aspetti abbiamo opinioni diverse, se ci fossero dei punti di vera e propria divergenza, molti di noi vengono da un lavoro "solitario", da una riflessione politica che non ha avuto il conforto della verifica insieme ad altri, dall'isolamento; molti di noi vengono da esperienze culturali e politiche diverse; molti di noi non hanno comuni campi di riflessione, tutto questo oggi non ci deve spaventare, preoccupare o, peggio, insospettire, diamoci tempo e cerchiamo di fare un lavoro comune su questione più specifiche. Il meglio di noi deve ancora venire.